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    Le ECOBALLE (By Raffaele Laurenzi).

    Quelle che ci raccontano i nostri governanti sono le eco balle... . Lor signori ci spingono a rottamare automobili ancora efficienti e a dar fondo ai nostri risparmi, promettendo vantaggi per la nostra atmosfera, che non possono mantenere. Le balle, ammantate di ecologia, servono a convincere l'opinione pubblica che provvedimenti drastici sono urgenti perché ne va della nostra salute. Con questi argomenti, si disarma ogni opposizione, si toglie ogni diritto di replica agli automobilisti, chiamati a pagare di tasca propria una tassa sulla salute a beneficio delle case costruttrici. Le automobili inquinano? Noi rispondiamo: non è vero. O meglio: non è più vero. Da un pezzo. Inquinavano quando erano alimentate a carburatori. È bastato sostituirli con l'iniezione elettronica per ottenere vantaggi notevoli. Queste macchine non catalizzate sono ormai scomparse per naturale consunzione e le poche che sopravvivono, come "storiche", percorrono troppi pochi chilometri per essere accusate di pubblico avvelenamento. Ma ora che in molte Province si fanno discriminazioni (anche attraverso complessi balzelli: Milano docet) tra euro 1, euro 2, euro 3 e persino euro 4 a gasolio senza Fap, cioè macchine comprate ieri o l'altro ieri, c'è davvero da arrabbiarsi. Si svaluta un parco macchine ancora fresco di vernice e si spinge la gente a sbarazzarsi frettolosamente di un'auto studiata e costruita per durare quindici anni per che cosa? Come spiega la tabella (riportata sotto l’articolo), i vantaggi di una euro 4 a benzina sono modesti rispetto a una euro 3 o euro 2: forse non bastano neppure a compensare l'inquinamento derivante da un prematuro processo di rottamazione, o di quello prodotto per costruire un'auto nuova. E i valori della tabella sarebbero ancora più vicini se le euro 4 fossero sottoposte alle stesse modalità di misurazione in vigore al tempo delle euro 3. A ciò si aggiunga il danno economico per l'utente, e tutto per guadagnare, se va bene, uno zero-virgola-qualcosa in materia di emissioni che, intendiamoci, va benissimo sul piano teorico, ma su quello pratico si annulla o si tramuta in un "deficit di benefici" per un niente: una partenza a spinta, un mancato avviamento cioè quanto basta per "bagnare" il catalizzatore e renderlo inservibile. Se anche resiste a questi stress, dopo 70-80.000 km il catalizzatore perde comunque ogni efficacia. Lo si dovrebbe quindi sostiture, ma come tutti sanno (anche per merito di "Striscia"), gli agenti del traffico non controllano, gli addetti alla revisione non revisionano (salvo lodevoli eccezioni) e gli automobilisti, a cui si chiedono già tanti sacrifici, si guardano dal sostituire una marmitta che costa 800 euro. Per fortuna, anche col catalizzatore mezzo andato, i motori delle automobili bruciano bene e inquinano poco. Il bello è che inquinerebbero ancor meno se nella benzina verde non ci fosse il benzene, che serve solo ad aumentare il potere antidetonante per guadagnare qualche inutile cavallo (Beppe Grillo, perché non approfondisci la questione?). Oltretutto, se la benzina non contenesse benzene, si potrebbe anche fare a meno dei catalizzatori. Smettiamola allora di prendercela con le automobili solo perché è più facile: l'inquinamento, quello vero, ha ben altre cause. Il 25 per cento dei veleni di Los Angeles, ad esempio, sono prodotti dalle navi che vanno e vengono dal porto: a Genova, Napoli, Taranto o Trieste non dovrebbe essere molto diverso. Un Tir che "pulisce" gli iniettori annerisce i davanzali delle finestre fino al terzo piano. Un impianto di riscaldamento a gasolio, se malandato, ammorba l'aria di un intero quartiere notte e giorno. Le ciminiere delle fabbriche fuorilegge fanno il resto. Davvero viene voglia di scappare. Allora cominciamo da questi e, già che ci siamo, rottamiamo pure le officine di revisione che non revisionano, gli autisti che parcheggiano il pullman vuoto col motore acceso, le fabbriche che scaricano i loro veleni nell'acqua e nei fiumi. Insomma, prendetevela con i grandi inquinatori, ma per favore lasciate in pace le automobili.

     

     

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    Donatori di punti.

     
     
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    Certamente ammirate le nobili categorie dei donatori di sangue e dei donatori di organi: ma forse ancora non conoscete un'altra bene­merita classe: i donatori di punti. Procediamo con ordine. Sono arcinote le proteste degli automobilisti contro quei sindaci che fanno cassa con le multe, grazie ad Autovelox in agguato e radar semaforici con i tempi del giallo proditoriamente accorciati. Percor­ro la penisola in auto in lungo e in largo e conosco le trappole di una segnaletica sformaggiata con criteri stra­vaganti. Un esempio per tutti. Alla periferia di Bologna imbocco il vialone a due car­reggiate e sei corsie che porta alla tangenziale. è costa­to parecchio e ce l'hanno presentato come un'arteria di "scorrimento veloce". Invece veniamo subito gelati da uno stupido cartello dei 50. Bene, in quel tratto di fal­so "scorrimento veloce" le pattuglie con radar possono incassare come slot machines. Domanda: perché in una strada a tre corsie bisogna destreggiarsi fra i 50 e (bontà loro) qualche tratto a 70, mentre sulla tangenziale che ha solo due corsie si possono toccare i 90? Mistero (poco gaudioso). Una volta per tutte bisogna spiegare agli strateghi del­la viabilità che il limite dei cinquanta è una mostruosità: infatti a quella velocità gran parte delle auto in circola­zione non possono procedere in presa diretta perché la trasmissione reagisce con strappi e contraccolpi. Biso­gna scalare dalla sesta in quinta o dalla quinta in quarta. E questo significa consumare di più e inquinare di più. Bel risultato ecologico.

    Mi rendo conto che sostituire i milioni di famige­rati cartelli che costellano le strade del bel Paese co­sterebbe un patrimonio. Sarebbe invece a costo zero una disposizione di legge che stabilisse una franchigia di una ventina di chilometri. Pri­ma ricevevo contravvenzioni da ogni comune della penisola e, non volendo rivolgermi ogni volta a un avvocato, mi dissanguavo con i ver­samenti postali. Ma da qualche tempo è inizia­ta l'infamia della decurtazione dei punti patente. Attualmente me ne sono rimasti due. Sono appeso a un filo, basta un semaforo con il giallo ridotto a un battito di ciglia e vado sotto zero. Quando mi lamento con amici, scopro che sono l’ultimo pirla a ignorare come ci si difende da queste angherie. Gli automobilisti più giovani si rivolgono al nonno che guida ormai pochissimo e ha la patente ancora vergine. E un nonno, qualche punto, non lo nega mai... Chi è più anziano e non ha più i nonni, può sempre elemosinare qualche punto presso altri familiari. Le mo­gli, è bene dirlo subito, sono le più recalcitranti perché in fondo usano la macchina più di noi: devono scarrozzare figli o nipoti a scuola, al catechismo, al corso di danza o di karate...

    Ma restano le cognate, le cugine suore, soprattutto le zie, come quelle celebri di Longanesi : "Ci salveranno le vecchie zie". Esiste una zia che rinunci a ingraziarsi la rico­noscenza di un amato nipote regalandogli qualche mise­rabile punto? L'operazione è complessa: bisogna innanzi­tutto controllare la foto del radar che ci ha inchiodato. La macchina solitamente è ripresa da dietro: si legge la targa ma al posto di guida si intravvede una sagoma indistinta che potrebbe essere quella di un uomo, una donna o un canguro. Così si dichiara che l'auto è la propria, ma la gui­dava un altro (o un'altra). Il comportamento non è di cer­to commendevole, ma è l'unica contromisura contro una giustizia che concede indulti e premi ai criminali e si rifà spietatamente con la brava gente che supera i 50. Signor ministro guardasigilli, ci spieghi che rapporto c'è fra un camionista rom - che guidava ubriaco e ha ammazzato quattro ragazzi e sconta la pena in un residence di mare a nostre spese - e il fatto che a noi non condonano un euro né un punto di patente se abbiamo sforato il limite di una virgola.

    lo credo, invece, che dovremmo ricevere dai sindaci o altre autorità una lettera di questo tenore. "Egregio signore, le diamo atto che, nonostante l'infrazione ve­niale, lei non guidava in stato di ubriachezza, non era recidivo e non ha ammazzato né fatto un graffio ad alcuno. Ci consenta di abbuonarle la multa e voglia anche accettare un biglietto-omaggio per la sagra del tartufo che si svolgerà ecc. ecc".

     

    By Luca Goldoni (in alto ritratto con la sua Ferrari 550)

     

    In Auto sul tapis roulant.

     
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    A 300 km/h da fermo …

    L’americana Windshear s’è inventata un tapis roulant d’acciaio per automobili. Questo tappeto dal costo di realizzazione di 40 milioni di dollari e affittabile da tutte le case automobilistiche del mondo per ben 4000 verdoni l’ora promette test inimitabili in qualsiasi galleria del vento ordinaria. Infatti  non si avrà a disposizione solo il consueto ventolone con getto d’aria colorato ma anche una serie di sensori innovativi e la sensazionale possibilità di testare l’aerodinamica dell’auto fino a 300 chilometri orari rimanendo, ovviamente, sul posto … .

    Saluti

    Paolo